Un po' per pietà,
un po' per negligenza e un po' per calcolo, si lascia vivacchiare la
filosofia in un ambito accademico sempre più stretto, dove si tende
sempre più a sostituirla con la tautologia organizzata.
Chi si affida
alla profondità esercitata d'ufficio, è costretto, come cento anni or
sono, ad essere ad ogni momento così ingenuo come i colleghi da cui
dipende la sua carriera.
Ma il pensiero extraaccademico, che vorrebbe
sottrarsi a questa necessità e alla contraddizione tra la grandezza
degli argomenti e il filisteismo della trattazione, è esposto ad un
pericolo non meno grave: alla pressione economica del mercato, a cui in
Europa - almeno - i professori erano ancora sottratti.
Il filosofo
scrittore, che vuol guadagnarsi la vita, deve essere in grado di
offrire, ad ogni momento, qualcosa di scelto e prelibato, per
affermarsi, col monopolio della rarità, contro il monopolio
dell'ufficio.
(T.W. Adorno, Minima moralia, 41)
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