Presentazione

La Logica di Russel, il Coraggio di Camus e la Fede di Chesterton.

lunedì 10 febbraio 2014

La Morte in Musica

Da "http://bizzarrobazar.com/2014/02/08/la-morte-in-musica-iii/" :


Wagner_Tristan_opening
Quello che vedete qui sopra è l'incipit di Tristano e Isotta di Richard Wagner, rappresentato per la prima volta nel 1865 a Monaco. Si tratta del cosiddetto "accordo di Tristano", che secondo alcuni teorici avrebbe sancito la fine dell'evoluzione musicale occidentale. Perché?
Sentito oggi, questo dramma musicale dall'enigmatica atmosfera suona certamente molto moderno, ma non tanto sconvolgente quanto venne avvertito all'epoca della sua prima esecuzione. Eppure si tratta della prima opera che fa coscientemente a meno di quasi tutti i "pilastri" della struttura musicale classica, prediligendo l'armonia alla melodia, il cromatismo alle scale tonali, e via dicendo: il preludio si apre su questi grovigli di note discordanti che sembrano stranamente completarsi fra loro, senza però un vero e proprio motivo che le accompagni, inframezzate da lunghe e misteriose pause. Questo tipo di linguaggio ormai suona familiare alle nostre orecchie perché il cinema ne ha fatto un uso pressoché sistematico nella composizione di colonne originali, ma all'epoca ci si aspettava di regola che la musica si reggesse su una melodia - un'aria distintiva, riconoscibile, memorabile.
Per questo, dicevamo, l'accordo di Tristano è visto come un punto di non ritorno: è come se quel pugno di note mandasse in pensione la melodia occidentale una volta per tutte, e per tutti i tradizionalisti si tratta di un vero e proprio funerale. Quindi, dove dirigersi?
Intrigato dalla questione, il cantautore e polistrumentista Angelo Branduardi a metà degli anni '70 decise che per affrontare il futuro avrebbe guardato al passato remoto, e iniziò uno studio rigoroso della musica antica (cantigas, madrigali, musica popolare, barocca, etnica) per riproporla in chiave moderna: iniziò così una carriera dai risultati non sempre costanti, ma sicuramente coerente e omogenea. Il suo brano che vi proponiamo è il Ballo in Fa Diesis minore.
Branduardi
Il testo della canzone sembra rifarsi ad una celebre danza macabra raffigurata sull'esterno della chiesa di San Vigilio a Pinzolo, piccolo paesino nel Trentino: l'affresco, realizzato da Simone Baschenis di Averara nel 1539, è accompagnato da un poema che viene "recitato" dagli scheletri danzanti:
Io sont la morte che porto corona
Sonte signora de ognia persona
Et cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura
Et son quela che fa tremare el mondo
Revolgendo mia falze atondo atondo
O vero l'archo col mio strale
Sapienza beleza forteza niente vale
Non e Signor madona ne vassallo
Bisogna che lor entri in questo ballo
Mia figura o peccator contemplerai
Simile a mi tu vegnirai
No offendere a Dio per tal sorte
Che al transire no temi la morte
Che più oltre no me impazo in be ne male
Che l'anima lasso al judicio eternale
E come tu averai lavorato
Cossi bene sarai pagato
.....
san_vigilio
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Com'è noto, la danza macabra è una grottesca messa in scena della Morte che non fa distinzioni fra principi e villani, fra vescovi e pezzenti, ma li prende tutti per mano in una infinita teoria-girotondo che si avvia verso il camposanto e il Giudizio Universale. Il poema rafforza quest'idea della Morte personificata, armata di falce, che nessun muro può contenere e contro la quale nessuna virtù è utile ("Sapienza beleza forteza niente vale").
Il testo di Branduardi, però, opera una modifica interessante e innovativa rispetto al poema originale. Se le prime due strofe, che danno voce al personaggio della Morte, sono fedeli all'idea antica, è la terza strofa che introduce la variazione: qui prendono la parola gli Uomini, e rispondono alla Morte invitandola al ballo che hanno organizzato appositamente in suo onore.
E' un capovolgimento vero e proprio. Questa volta è la Morte ad essere chiamata ad una danza - che non è più macabra né funebre, ma al contrario vitale - tanto che, prendendo parte alla festa, ella posa per un attimo la falce per ballare "tondo a tondo" (ricordiamo che nel poema originale era proprio la falce a venire roteata "atondo atondo"). Trasportata dalla musica e dal ritmo del ballo, la Morte di colpo non è più "signora e padrona" del tempo.

A prima vista potrebbe sembrare un'astuzia simile a quelle con cui, nelle storie popolari medievali, veniva imbrogliato il Diavolo stesso.
Ma in realtà l'allegoria che costruisce Branduardi è molto più delicata e sottile: siamo davvero impotenti di fronte alla Morte, spesso "crudele", "forte" e "dura"; soltanto la musica (con la sua qualità estatica, trascendentale) può farci uscire dal tempo e, dunque, sottrarci al suo dominio.
Ed ecco che la danza macabra si scopre essere non soltanto un tragico simbolo del problema esistenziale, ma anche una possibile soluzione al problema stesso.
Certo, la morte ci costringe a volteggiare con lei, e questo ci spaventa: ma quando infine siamo noi a prendere l'iniziativa, e volontariamente la invitiamo a ballare, ecco che il suo potere tutto d'un tratto svanisce.

L'unico modo che abbiamo per liberarci dalla paura, sembra quindi suggerire la canzone, è vivere con piede leggero, in una continua, gioiosa danza.

giovedì 6 febbraio 2014

Paul Henri Thiry d'Holbach

Da WikiPedia:

La sua opera più nota resta comunque il Système de la nature, ou des Lois du Monde Physique et du Monde Moral (2 volumi, Londra 1770): in essa egli nega l'esistenza dell'anima e di qualsiasi proprietà o sostanza spirituale e sostiene che materia e moto formano il mondo, il quale è auto-creato, eterno e governato da un rigido determinismo, il quale giustifica ogni evento.
Secondo d'Holbach anche l'uomo è "un essere puramente fisico", sottoposto alla ferrea necessità che lega insieme tutti i fenomeni naturali col rapporto di causa ed effetto, e la sua materia è organizzata in modo tale da produrre il pensiero: le stesse facoltà intellettuali, pertanto, sono modi d'essere e di comportarsi risultanti dall'organizzazione del corpo umano.
La libertà è una pura illusione, e con essa il libero arbitrio: in realtà l'uomo cerca ciò che ritiene utile al proprio benessere, secondo una sorte di legge fisica naturale ("la gravitazione dell'individuo su se stesso").
Questo è ciò che la ragione e l'esperienza ci dicono: pertanto le "verità" della religione (dall'esistenza di Dio all'immortalità dell'anima) sono sciocche superstizioni, mantenute in vita dagli interessi del clero che sfrutta l'ignoranza delle cause naturali.
D'Holbach esalta l'ateismo, concepito come primo gradino verso la virtù ("la vera virtù è incompatibile con la religione"): l'ateo conosce le leggi della natura e conosce la propria natura, sa ciò che essa gli impone e pertanto può seguirla, assecondando il proprio impulso verso la felicità.
D'Holbach ritiene, pertanto, che non si debba condannare la ricerca del piacere e della felicità terrena, purché l'interesse singolo non contraddica l'interesse collettivo: la condotta di ognuno deve riuscire a conciliargli la benevolenza dei propri simili, necessaria alla sua stessa felicità, e pertanto dev'essere diretta all'utilità del genere umano.
Il potere pubblico può e deve indurre gli uomini a seguire tali comportamenti attraverso incentivi e pene.

Il materialismo di d'Holbach, pertanto, a differenza da quello di Julien Offray de La Mettrie o del marchese de Sade, è mosso da un interesse etico - politico.
Egli, coerentemente, si impegnò in battaglie politiche, come quella per l'abolizione dei privilegi ereditari di classe, e vagheggiò l'attuazione di una "etocrazia", versione originale di uno stato utilitaristico.
Condusse una vita esemplare sotto il profilo morale, che probabilmente ispirò il personaggio di M. de Wolmar, lo scettico altruista della Nouvelle Héloïse di Jean-Jacques Rousseau.

Per d'Holbach il conflitto sociale deriva unicamente dal fatto che i vari gruppi sociali non conoscono i loro veri interessi, in quanto tali armonizzabili.

D'Holbach influenzerà, postumo, grandi pensatori come Nietzsche, Marx, Feuerbach, Leopardi.

The Jack Kirby's Fantastic Four 2


The Jack Kirby's Fantastic Four


I had walled the Monster up within the Tomb