Presentazione

La Logica di Russel, il Coraggio di Camus e la Fede di Chesterton.

lunedì 4 novembre 2013

Rousseau l’educatore

Da "http://letturecritiche.com/2011/12/01/rousseau-educatore-emilio/" : 

di Giuseppe Savarino

Emilio o dell’educazione, sotto mentite spoglie romanzesche, è un vero e proprio trattato pedagogico e un classico del libero pensiero meritevole di lettura critica: non poteva pertanto mancare in questo blog e con piacere l’ho riletto a distanza di pochi anni.
Alcuni brani dell’Emilio sono ancor oggi attualissimi, a testimonianza dell’universalità atemporale di certe questioni o valori.
Rousseau (1712-1778)- illuminista sui generis, moralista ginevrino- con questo scritto si pone come una delle personalità più rilevanti e innovative sulle tematiche didattiche, pedagogiche ed educative moderne, assieme a Locke e soprattutto a Comenius (Comenio o meglio Komensky).
Sin dall’inizio Rousseau riconosce l’importanza del fine educativo da un lato e dall’altro la quasi impossibilità o l’assoluta incertezza del risultato:
L’educazione è un’arte [...] tutto ciò che si può fare è di avvicinarsi più o meno allo scopo, ma per raggiungerlo bisogna essere fortunati“.
E quanto sia compito arduo lo testimonia il fatto che lo stesso Rousseau fu accusato del mancato riconoscimento e dell’abbandono dei suoi figli, in palese contrasto con quanto scritto.
Ma cosa deve imparare l’uomo? Quale è lo scopo dell’educazione?
L’educazione e la pedagogia non possono assumere un significato indipendentemente dalla risposta a questa domanda:
per Rousseau, Emilio (e quindi simbolicamente l’individuo da educare) deve imparare a “sopportare meglio i beni e i mali di questa vita“,  e il precettore/maestro non deve “insegnargli le scienze ma dargli il gusto di amarle“, ma deve crescere e consegnare “uomini alla propria specie, degli esseri socievoli alla società e dei cittadini allo Stato“.
Chi non si è mai occupato di educazione, per interesse personale o lavorativo, non potrà mai comprendere la vera essenza e l’evoluzione dell’uomo: il suo fine ultimo dovrebbe essere la consapevolezza del proprio stato e la responsabilità delle proprie azioni, quel “condurre fuori” (da cui il termine “educare”) raggiungibile solo attraverso delle azioni pedagogiche e formative- parti di un organico progetto- che rappresentano e solleticano la speranza di migliorare continuamente, individualmente e socialmente.
Montaigne riteneva necessario e opportuno imparare qualcosa di utile (come una lingua, necessaria per mantenere il contatto con il resto dell’umanità) ma per lui :
Tutto devo essere oggetto di riflessione perché l’unico argomento veramente degno di essere coltivato è lo studio di se stesso“.
Educare è avvezzare a vivere“, diceva Comenius, primo vero pensatore che diede dignità scientifica alla didattica e alla pedagogia (il suo motto era “omnes omnia docere”, insegnare “tutto a tutti”: concetto rivoluzionario nel Seicento).
In questo senso Rousseau è molto vicino a Comenius (centralità dell’educazione, applicazione di un metodo, superamento del verbalismo) e lontano, se non contrapposto, alla pedagogia controriformistica, rigida o formalistica di La Salle, giansenista o gesuitica.
Come Comenius, inoltre, Rousseau riteneva il bambino una totalità compiuta fin dalla nascita (un “microcosmo”) e di conseguenza bisognava trattarlo come tale (anche questo concetto quasi scontato oggi, ma all’epoca veramente innovativo).
Un’interpretazione opposta all’educazione elitaria e utilitaristica di Locke che concepiva invece il bimbo come un adulto in fieri, giustificando in questo modo anche l’inflessibilità autoritaria dell’educatore (senza mortificare ovviamente la personalità del bambino e cercando di ottenere sempre la sua adesione spontanea).
Rousseau su questo dirà che ”Se si sostituisce l’autorità alla ragione [l'educando] non ragionerà più“.
Come Locke invece sottolineava la prevalenza dell’esperienza sulla teoria:
non date al vostro allievo lezioni verbali di nessuna specie; egli non deve riceverne che dall’esperienza
I nostri primi maestri di filosofia sono i nostri piedi, le nostre mani, i nostri occhi. Sostituire dei libri a tutto ciò non è affatto insegnarci a ragionare, è insegnarci a far uso della ragione altrui; è insegnarci a credere molto e a non sapere mai niente
bisogna parlare più che si può per mezzo delle azioni e dire quello che non si può fare
aderendo quindi concettualmente all’empirismo (la conoscenza è possibile solo tramite la reale concretezza dell’esperienza) ovvero all’utilitarismo:
Il principio che conta è che ci sia interesse, il resto le varie tecniche sono solo sciocchezze“.
L’educazione per Rousseau ”consiste non già nell’insegnare la virtù e la verità, ma nel preservare il cuore dal vizio e lo spirito dall’errore“ (da notare la sostanziale differenza di vedute con lo stoicismo, cfr.”L’in-dubbia moralità di Seneca“) e soprattutto è principalmente un’ educazione negativa per cui il fare troppo – nonostante la buona volontà delle intenzioni- finisce per far danno.
Cominciando nel non far niente avreste realizzato un prodigio d’educazione“.
Quanti bambini periscono vittime della stravagante saggezza di un padre o di un maestro? In tutto quello che essi domandano, è soprattutto al motivo che li induce a domandarlo che bisogna fare attenzione
In altre parti l’educatore Jean Jacques è di una modernità disarmante:
La prima educazione è la più importante e questa prima educazione spetta in maniera naturale alla donna: se l’autore della natura avesse voluto che spettasse agli uomini, avrebbe dato loro il latte per nutrire i bambini. Dunque parlate sempre di preferenza alle donne nei vostri trattati di educazione
I primi pianti dei bambini sono preghiere, se non si sta attenti diventano presto ordini; cominciando col farsi assistere, i fanciulli finiscono col farsi servire
o ancora
Fare in modo che facciano [i bambini] da sé e non esigano dagli altri
Se rompe i mobili non affrettatevi a ricomprarli, lasciate sperimentare il danno dell’esserne privo
Errore comune è attribuire talento all’effetto dell’occasione e di prendere per inclinazione marcata lo spirito imitativo che è comune all’uomo e alla scimmia“.
Donare non denaro o regali ma il tempo, le vostre cure, i vostri affetti, voi stessi“.
Moderna è anche l’importanza data al gioco e all’educazione fisica (come anche in Locke), rispetto alle lezioni svolte in classe, necessarie per affrontare meglio gli sforzi degli studi.
Nell’Emilio infine c’è anche l’idea di una religiosità fondata sulla coscienza e sull’intima esperienza personale, con la conseguente critica alle autorità religiose, per la quale l’Emilio, come anche “Il Contratto sociale“, sarà considerato libro eretico e proibito.
Diceva Kant:
Io sono uno studioso e sento tutta la sete di conoscere che può sentire un uomo. Vi fu un tempo nel quale io credetti che questo costituisse tutto il valore dell’umanità; allora io sprezzavo il popolo che è ignorante. È Rousseau che mi ha disingannato. Quella superiorità illusoria è svanita, ho imparato che la scienza è inutile, se non serve a mettere in valore l’umanità”.
Mi sembrano queste le parole più adatte per comprendere il contributo che può dare ancora oggi questo filosofo randagio e atipico.

3 risposte a Rousseau l’educatore

luca ormelli scrive:
Ringrazio Giuseppe per la sua lettura critica dell’Emilio ma il mio scetticismo mi impone di rispondere alla propedeutica domanda “Quale è lo scopo dell’educazione?” con la prima e sola replica che condivido di Rousseau: “Sopportare meglio i beni e i mali di questa vita” ancorché riformulata dalla sentenza di Comenius: “Educare è avvezzare a vivere”. E s’insegna a vivere quando si apprende che la vita è fatta sì di beni e di mali ma che i mali sono ben più numerosi dei beni e che non vi è necessità alcuna di imparare a “sopportarli” ma piuttosto di non “avvezzarcisi”. Fatta propria questa doverosa premessa persino il mestiere del pedagogo risulta infine credibile. Un caro saluto, Luca

Giuseppe Savarino scrive:
L’acuta osservazione di Luca richiede una risposta non facile perché parlare del fine dell’educazione impone la discesa nell’abisso del più generale “fine” (inteso come “scopo” ma coincidendo non a caso con la morte) dell’uomo, forse la prima grande e ineffabile domanda che fa della filosofia una ragione d’essere, ma che induce al vorticoso “gioco senza fine: il desiderio ricrea il mondo ma ogni nostro pensiero lo annienta” (Cioran nel Précis).
Il rischio però è la contraddizione: se la coscienza e la lucidità impongono l’inesistenza di uno scopo o peggio una prevalenza o preferenza del “non essere” all’essere, si condanna l’uomo all’immobilismo o peggio ancora alla farsa o alla tragedia.
Mi limito quindi a citare (ancora una volta, chiedo venia) Cioran ne “Al Culmine della disperazione”:
“quando tutti gli ideali correnti- di ordine morale, estetico, religioso, sociale, ecc.- non sanno più imprimere alla vita una direzione né trovarsi una finalità, come salvarla dal nulla? Vi si può riuscire solo aggrappandosi all’assurdo, all’inutilità assoluta, a qualcosa cioè che non ha alcuna consistenza, ma la cui finzione può creare un’illusione di vita”.
In questa sorta di “finzione” si inserisce anche il fine dell’educazione, un “lirismo” necessario, un’arte come diceva appunto Rousseau.

luca ormelli scrive:
Giuseppe è consequenzialmente logico [diversamente non si può ambire ad alcuna logica, foss'anche quella dell'assurdo] nella sua accettazione dell’assurdo. Ricorda molto da vicino un filosofo nostrano a lui omonimo e, va da sé, pressoché ignoto: Giuseppe Rensi, che a “La filosofia dell’assurdo” ha dedicato un suo originale studio [chi volesse ne troverà una mia succinta lettura qui: http://lankelot.eu/letteratura/rensi-giuseppe-la-filosofia-dellassurdo.html%5D.
Un caro saluto, Luca

AutoPubblicazione Libri

Interessantissimo Sito di auto pubblicazione Libri:

http://www.lulu.com/it

In breve
Quartier generale: Raleigh, N.C.
Data di fondazione: 2002
Fondatore/Amministratore delegato: Bob Young
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Crescita: Circa 20.000 titoli pubblicati ogni mese

A proposito di Lulu
Lulu sta creando un nuovo modello di pubblicazione, la pubblicazione aperta, allo scopo di aiutare i creatori ad aumentare le vendite, il pubblico di lettori ed i guadagni. Grazie alla piattaforma di pubblicazione aperta, i lettori sono in grado di offrire le loro creazioni in una gamma di formati e mercati e di espandere la visibilità ed i lettori possono trovare facilmente il contenuto desiderato. Dalla fondazione dell'azienda nel 2002, il numero iscritti ha raggiunto 1,1 milioni di autori provenienti da oltre 200 paesi e territori. Ogni mese aggiungiamo circa 20000 titoli al catalogo.

Come funziona Lulu

Informazioni sul nostro nome
È una domanda frequente. Il dizionario definisce lulu come una persona, un oggetto o un'idea eccezionale. E la missione di Lulu è aiutare individui eccezionali a creare e condividere idee eccezionali con il resto del mondo.

Aforismi di Giuseppe Savarino

Da "http://letturecritiche.com/autopubblicazione_libro_esperienza_diretta/" :

Il mio libro “Aforismi in libertà”


Ho autopubblicato recentemente, con un sistema definito anche come “book on demand“, il libro intitolato “Aforismi in libertà“, in realtà una sorta di esperimento per fare esperienza diretta sui cambiamenti in atto nel settore dell’editoria.
Il mercato sta cambiando rapidamente grazie ad internet, e acquisisce sempre più importanza la pubblicità e il marketing piuttosto che la pubblicazione, oggi accessibile a tutti e anche ad un costo non elevato.
Personalmente ho speso pochissimo, prima per una sola copia (solo i costi di trasporto) e successivamente per altre tre copie della versione (quasi) definitiva.
Ho ottenuto quello che volevo e cioè conservare i miei appunti in un formato più ordinato e elegante, pronti eventualmente anche per essere venduti sotto forma di libro.
Chi non si lascia prendere la mano e si accontenta di poco, può spendere davvero pochissimo e ottenere un prodotto qualitativamente valido: niente soldi per comprare pacchi di libri che non saranno mai venduti (ma sempre comunque disponibili); niente rifiuti frustranti dalle Case Editrici, che – è bene ricordarlo- seguono logiche di mercato prima che ancora che di qualità.
Dei due maggiori servizi di autopubblicazioni esistenti attualmente, ho scelto “Lulu” semplicemente perchè mi permetteva di salvare il “progetto” man mano veniva costruito, cosa che per motivi di tempo per me era essenziale e che “Ilmiolibro” non offriva.
Dall’altro lato Lulu è più orientato ad una clientela estera, risultando così più difficile l’eventuale vendita e distribuzione, mentre il “ilmiolibro.it”, essendo italiano, risulta più attivo in iniziative sul territorio nazionale e più semplice nella distribuzione.
Questa la prefazione del libro, mentre per chi fosse interessato all’acquisto ecco il link…  libro Aforismi in libertà :

Prefazione

Gli aforismi non si scrivono, si pensano.
Per questo, a dispetto della loro apparente brevità, richiedono sacrificio, dedizione e tempo di maturazione.
Questi aforismi nascono dalla ponderazione, dalla meditazione, dal ragionamento, frutto di solitudini.
Scriverli è stato soltanto un compito di rifinitura, di cura dei dettagli, di ricerca continua di espedienti e di unità nel caos della frammentarietà.
In modo speculare, non si possono leggere con leggerezza: richiedono una lentezza di fondo, un rallentare, un ri-leggere, un “digerire”.
Sono un invito quasi fisico alla riflessione, una spinta al limite dell’abisso, un grido soffocato verso l’“empatia”, intesa nel suo significato etimologico di pathos del “dentro”.
Un invito che è anche un appello a una compenetrazione nel senso ultimo che non si troverà mai, ma che si giustifica e si realizza pienamente nel sacrificio e nell’impotenza del suo essere soltanto un tentativo.
Bisogna individuare il flusso indistinto delle idee per non lasciarsene travolgere, per non passare oltre e fermarsi appena trovato quel materiale che istintivamente si potrà plasmare a proprio uso e consumo.
In un mondo dove il “passare oltre” ovvero la leggerezza e l’incapacità di “digerire” sono diventati un vero e proprio modus vivendi, questo libro è un richiamo a se stessi e alla propria capacità di divenire, del “passare dentro”.
Il titolo è volutamente ambiguo: aforismi “in libertà” nel senso di aforismi “slegati tra loro”, apparentemente caotici- sebbene organizzati in capitoli- e aforismi “in” libertà perché dentro l’analisi lucida e sistematica della libertà intesa come piena consapevolezza della propria essenza di individuo.
Da un lato permane un senso di divisione, dall’altro si vuole ottenere un movimento organico, quasi circolare, di costruzione e de-costruzione continua, che è nello stesso tempo lo sforzo richiesto al lettore.
I temi affrontati non sono stati scelti a caso, anzi direi che non sono stati scelti affatto: sono nati in modo naturale, senza premeditazione, inconsciamente presenti nel mio mondo e solo a posteriori diventati frasi compiute e capitoli.
Il ruolo centrale è l’individuo e il suo sviluppo, con i suoi desideri, i suoi limiti, le sue capacità, il suo essere diverso e uguale tra altri esseri diversi e uguali.
Emerge lenta ma prepotente un’aristocratica e organica concezione di vita, una Weltanschauung, che spinge alla distanza per guardarsi dentro spietatamente, e talmente cinica da divorare come Crono i propri figli.
Giuseppe Savarino: "http://letturecritiche.com/note-biografiche/"

Da "http://letturecritiche.com/aforismi/" :

Questo e ben altro si può trovare nel libro “Aforismi in libertà“…
Buona lettura !

Sul desiderio

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Si può desiderare così a lungo da credere di aver raggiunto un traguardo.
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La fiducia è frutto di aspettative che nascono da convinzioni e finiscono in speranze.
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La soddisfazione ha l’ingenuità di scambiare l’attesa per il fine.
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Dovrei imparare a costruire le ferrovie prima di far passare il treno.

 Sul tempo e dintorni

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In ogni attimo che passa c’è una sentenza.
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Si cerca di dare un senso a tutte le cose, ma le cose semplicemente sono o accadono.
Questa è una tendenza naturale e divina dello spirito umano e la sintesi della sua sconfitta.
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Il futuro è tanto incerto quanto prevedibile.
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Il valore del tempo che passa è limitato a pochi istanti e a molte sensazioni.
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Il destino è il caso diventato passato.
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Ci sono momenti in cui si può sopportare solo la propria solitudine.

 Sulla morte, affini e contrari

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Il vero dramma per l’uomo è combattere con la coscienza del vuoto della sua essenza.
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La morte è sempre stata associata al buio, alle tenebre.
Forse perché con il buio si è costretti a vedere se stessi.
Il buio è il megafono della propria coscienza.
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Non credo di conoscere qualcosa per cui vivere.
Sicuramente conosco molte cose per cui non morire.
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L’uomo vive tra la pesantezza dell’essere finito e la leggerezza del credersi infinito.
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Per essere attratti dall’abisso bisogna riuscire a vederlo.

 Sulla creatività

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Ho bisogno continuamente di stimoli perché temo il momento in cui ne rimarrò senza.
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La creatività umana è la storia dell’umanità intera: possibile che sia così sbagliata?
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La fantasia crea mostri con la stessa facilità con cui li distrugge.
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Solo l’impegno costante e rigoroso porta a delle intuizioni geniali.
Pensare che questi non nascano dalla noia è solo credenza di spiriti deboli o di chi non ne ha mai avuti.
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Azzardare nuove ipotesi è come lanciarsi nel vuoto: alla fine ci si rompe qualcosa, ma almeno si è provato l’ebbrezza del volo.

Sullo scrivere

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La scrittura è un esporsi incondizionato, una tragica lotta di un individuo chiuso in se stesso che vuole esprimersi di fronte all’indifferenza del mondo.
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Si scrive o per dimenticare o per essere dimenticati con un piede nell’immortalità e uno nella vanità.
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Scrivere bene è pensare bene e per pensare bene occorre mangiare, bere, agire bene.
Una selezione continua di ciò che si è, di ciò che si fa e di quali pensieri si è schiavi.
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Scrivere è ammettere una sconfitta.
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Scrivere di qualcosa dovrebbe essere sempre scrivere con qualcosa.
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L’aforisma non serve a farsi capire ma a nascondersi.
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Di fronte ad un foglio bianco ci sono tre possibilità.
Primo, hai qualcosa da dire e trovi il modo di dirlo.
Secondo, non hai niente da dire, ma insisti per trovarlo.
Terzo, rimanere in silenzio.
E la terza soluzione spesso è la migliore.

Sulla libertà

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Quando si parla seriamente di libertà si sta parlando dei suoi limiti.
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La libertà non consiste nell’esprimere delle idee ma nelle averle.
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La libertà senza tolleranza è come una dittatura senza consensi.
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Anche nello spirito più libero si chiudono diversi cerchi.
Ciò che è frutto di convinzioni non confessate assume una durezza diamantina.
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La libertà è una continua lotta con se stessi all’interno del filo spinato delle buone intenzioni.

 Sull’individuo e i suoi rischi

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Avere un obiettivo di un giorno ci fa uomini.
Avere un obiettivo di una vita ci fa grandi uomini.
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Le comodità e la dipendenza hanno attrattive che l’incertezza della verità non possiede.
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Quando l’effetto di un’azione conferma la validità di un’opinione significa che è arrivato il momento di cambiarla.
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La grandezza dell’educazione sta nella piccolezza dei dettagli.
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L’indecisione è la virtù dei deboli, ne rivela l’intelligenza.
L’uomo debole e deciso è un uomo stupido.
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Le sentenze non sono fatte per me, mi sento di smentirle un attimo dopo averle pronunciate.
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Cos’è un neonato: un misto di influenza esterna e capacità genetica che da un lato spaventa e dall’altro stupisce.
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Spesso si scambia la maturità per incapacità di sorprendersi.
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Si tende a voler dare un senso a tutto, per cui capita a volte di indovinare.
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Dire no a tutto, anche a se stessi, è un’arte sopraffina: poco incline alla serenità, molto alla verità e tanto alla grandezza interiore.
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Le convinzioni possono portare a buoni risultati ma anche a disastri assoluti.
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L’astrattezza non fa parte del mio pensiero.
Anche quando penso combatto corpo a corpo una lotta e il dolore è fisico.
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Essere pessimisti è un modo comodo affinché tutto ciò che è normale possa sembrare eccezionale.
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La conoscenza di un argomento è l’unico modo obiettivo per giudicarlo: non siamo dunque mai obiettivi?
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Solo ciò che si smarrisce si può ritrovare.
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“So di non sapere niente”: che idea balzana!
Piuttosto “so che il mio sapere è limitato”.
Non c’è cosa peggiore dell’ipocrisia camuffata da falsa modestia.
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La consapevolezza non consiste nel masticare ma nel digerire.

Sui rapporti sociali

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L’uomo meschino pretende un diritto tanto quanto l’uomo nobile adempie un dovere.
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Il tacere e il parlare troppo sono indici di debolezza.
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Ci sono due tipi di incompatibilità: per somiglianza o per divergenza.
E, in entrambi i casi, lo sono sempre per eccesso.
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I bambini non hanno la necessità di mentire, mentre gli adulti fanno di questa necessità un pretesto.
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Si può avere fiducia nel prossimo quando il primo prossimo sei tu?
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La cosa più insopportabile che si può vedere nel proprio nemico è se stessi.
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Il coraggio è un atto di volontà pura e pertanto rara.
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L’ipocrisia può essere così profonda da riuscire ad ingannare anche se stessa.
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I viaggi servono a capire che si è diversi cioè minoranza con abitudini che per la maggioranza sono eccezioni.
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Ci sono sostanzialmente due tipi di uomini: chi si accontenta di poco, chi non si accontenta mai.
E poi ci sono tutti gli altri.
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Pensare diversamente dalla massa è proprio del genio.
Essere il solo a pensarlo è follia o delirio.
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L’educazione non nasce da episodi ma dall’insieme di essi.
Si forma per contesti, mai per singole idee.
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La storia studiando il passato insegna come il presente sarà studiato in futuro.
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L’enigma dell’educazione: far apparire proprio quello che è d’altri.
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L’immedesimazione è il sentimento egoistico con più valenza sociale.
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È assurdo che pochi uomini abbiano ciò che milioni di persone non possono nemmeno desiderare.
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Trovo il mondo così banale da riuscire a meravigliarmene ancora.

Letture Critiche

Da "http://letturecritiche.com/elenco_autori/" aggiornato al 04/11/2013:

Il liberalismo estremo di John Stuart Mill
La liricità del pessimismo in Cioran
La modernità di Einaudi tra mercato e cultura
Wollstonecraft: un’eroina moderna
Il genio ebraico
Edgar Morin e la sua testa ben fatta
La ri-costituzione italiana
Il taccuino di Cioran
Il pensiero polivalente di Marìa Zambrano su Nietzsche
La giusta disobbedienza di Thoreau
Le reti di Montesquieu
Il conflitto e la giustizia per Stuart Hampshire
La in-dubbia moralità di Seneca
Contro la democrazia
L’individualismo di Alain Laurent
La lucida disperazione di Cioran
Rousseau l’educatore
La morale secondo Eugenio Lecaldano
E.Cheli: come e perché curarsi dai media
L’illuminismo di Jonathan Israel
Elias Canetti e il potere della massa
Omaggio a Madame du Deffand
Weber, l’etica e il capitalismo
I tormenti di René Chateaubriand
George Simmel e le interazioni sociali
La saggezza straordinaria dei racconti chassidici
Fourier, critico moderno
Victor Hugo, monsieur le Represéntant
Bakunin e l’Italia di oggi
Aporia assiomatica
Distrarsi…
La battaglia dell’inquietudine
Il progetto uomo di Arnold Gehlen
L’Homo Bulla di La Mettrie
Giorgio Colli e l’insolita enciclopedia
La Speranza, tra Morin e Hessel
La shibboleth siciliana e il potere della parola

Cioran (Aneddoti)

Da "http://tuttocioran.com/aneddoti/" :

Un personaggio eclettico e stilisticamente feroce come Cioran è ovviamente circondato da diversi curiosi aneddoti. Questa pagina sarà sempre aggiornata anche se non periodicamente (le ultime aggiunte si troveranno in fondo):

  • Cioran rifiuterà sempre tutti i premi letterari (Sainte-Beuve, Combat, Nimier, Morand, ecc.) tranne il Rivarol nel 1949, che accetterà giustificandolo come un’esigenza finanziaria (da Wikipedia francese)
  • Invitato da un’università americana e presentato come un grande filosofo dirà inquieto: “Ma io sono solo un buffone!” (da Wikipedia francese)
  • Nel 1940, in Place Saint-Michel rimase “quasi la prima vittima” dell’entrata dei tedeschi a Parigi perché gettò dei pacchetti di sigarette su un convoglio di prigionieri francesi (da Wikipedia francese)
  • Al Café Flore incontrò Albert Camus che gli disse: “E ora che lei entri nella circolazione delle idee”. Risposta di Cioran: “Vai a farti fottere” (da un articolo del Corriere della Sera)
  • Quando Beckett tradusse “Senza” dal francese all’inglese coniò, per il titolo, il neologismo “lessness” che Cioran definì “inesauribile mescolanza di privazione e d’infinito, vacuità sinonimo di apoteosi”. Al termine di una serata di conversazione Cioran si congedò da Beckett dicendogli che non avrebbe avuto pace fino a quando non avesse ideato un neologismo francese equivalente a lessness. Ma la ricerca rimase senza frutto. L’unica parola che lo soddisfò parzialmente la derivò dal latino sine: sinéité. Il giorno dopo Beckett gli confessò che era giunto alla stessa identica conclusione. E comunque il titolo francese rimanse “Sans”
    (dal sito http://www.samuelbeckett.it/narrativa.htm)
  • ” Tu non mi crederai, ma io vado quasi tutti i giorni in biblioteca, mi riempio la borsa dei libri, e miseria delle miserie, li divoro. Possiamo scendere più in basso? Non mi lascio ingannare da questa voracità, né da questa eccitazione. Dietro esse, distinguo chiaramente pigrizia e impostura” (Cioran-Guerne Lettres 1961-1978)
  • Dai dieci a quattordici anni abitavo in una pensione familiare. Tutte le mattine, andando al ginnasio, quando passavo davanti a una libreria non mancavo di gettare un rapido sguardo ai libri, che cambiavano relativamente spesso persino in quella città di provincia in Romania. Uno solo, in un angolo della vetrina, sembrava dimenticato da mesi: Bestia umana (La Bete humaine di Zola). Di quei quattro anni, il solo ricordo che mi assilli è quel titolo” (da Confessioni e Anatemi pag.97)
  • “Posso dire che sono tre al mondo le città che mi hanno affascinato: Parigi, Dresda e Sibiu” (intervista con François Fejito)
  • Fernando Savater tradusse per primo Cioran in Spagna. Alcuni critici pensarono che “Cioran” fosse un eteronomo del filosofo, al che Savater raccontò l’episodio a Cioran: “Sa cosa? Qui in Spagna stanno dicendo che Lei non esiste!”. Cioran replicò: “La prego, non li smentisca!” (tratto da un commento di Maurizio Manco sul blog Aforisticamente)
  • Pur vivendo ai limiti della sopravvivenza, Cioran spediva alcuni regali – con molta probabilità abiti o oggetti quotidiani- ai pronipoti, che lo vedevano come lo zio d’America (Cahiers, pag. 521)
  • Vicino Rasinari c’era un fiume che scorreva vicino la casa di Cioran, dove a sei anni e a piedi scalzi fino a novembre, quindi anche con l’acqua ghiacciata. Fu qui, secondo lo stesso Cioran che ebbe i problemi di reumatismi che l’hanno “tormentato” anche in età avanzata (Cahiers, pag.752)
  • Quando, all’indomani della guerra del ’14, si introdusse l’elettricità nel mio villaggio natale, fu un mormorio generale, poi la muta desolazione [...] tutti furono persuasi che l’Anticristo era venuto e, con lui, la fine dei tempi. Questi contadini dei Carpazi avevano visto giusto, avevano visto lontano. Essi, che provenivano dalla preistoria, sapevano già, all’epoca,ciò che i civili non conoscono che da poco. (L’inconveniente di essere nati)
  • In una delle ultime lettere scritte la madre, Elvira Comaniciu, scrive: “Qualsiasi cosa l’uomo intraprenda, presto o tardi lo rimpiangerà” (da L’inconveniente di essere nati). Sarà lo stesso Cioran a definirla una “frase testamento”
  • E’ Cioran stesso a raccontare che nel 1970 era stato interrogato da un esattore inquisitorio. “Lei è ben vestito. Il suo completo è nuovo”. “Sono gli amici che mi vestono”. “E per mangiare?”. “Ho il vantaggio di avere una gastrite. Sono a dieta”.
  • “Mi ricordo quel giorno, nel 1990, quando ho incontrato Cioran in rue l’Odéon. Facemmo una piccola passeggiata tra la brasserie irlandese e il teatro nella piazza. Gli dissi: “Amo molto i vostri libri”. Cioran mi rispose  all’istante: “Allora, non si preoccupi, non scrivo più niente”. Il resto fu una lunga risata” (episodio raccontato da Ronald, il 01/06/2013 qui, mia traduzione dal francese)