Di rimando: "http://aforisticamente.com/2014/03/06/e-morto-manlio-sgalambro/" e di seguito "http://aforisticamente.com/2011/04/14/la-scrittura-aforistica-di-manlio-sgalambro/".
Una Intervista "http://www.psychiatryonline.it/node/3343".
Il Sito personale: "http://sgalambro.altervista.org/".
Post:
http://lexmat.blogspot.it/2013/09/la-rivolta-contro-dio-ateismo-e.html
http://lexmat.blogspot.it/2013/08/manlio-sgalambro.html
Alcune Sue:
Filosofie minori. Ogni filosofia minore è un sorta di filosofia
du mal. Minore essa lo è non davanti ad altre che sarebbero grandi, ma
davanti al fatto che queste sostengono il mondo mentre quella lo manda
al diavolo.
Fabian. Storia di un moralista. Questo romanzo di Erich Kastner
finisce così. Un ragazzino, camminando per gioco, sul parapetto di un
ponte, cade in acqua. Fabian, che si trova a passare, si butta per
salvarlo. Il piccolo raggiunge la riva per proprio conto. Fabian muore
annegato. S’era scordato che non sapeva nuotare. Parecchie linee si
dipartono da questa conclusione. Una fra tutte ci convince di più.
Moriamo perché ci siamo scordati di qualcosa.
Scissione della mente. Per quanto mi riguarda non crederò mai
che la scissione dell’atomo possa produrre altrettante distruzioni di
quante ne produce la scissione della mente.
Il teologo e il fisico. Il fisico patisce la mancanza di vita
del suo oggetto; il turbamento del teologo adombra invece il terrore che
esso possa avere vita.
Perché il pensiero dell’Universo dovrebbe elevarci sull’Universo e il
pensiero di Dio non dovrebbe innalzarci su Dio? Lo si domandi a Pascal.
(Pensare è disprezzare, mettere distanze, marcare di rispetto…).
Da "http://marteau7927.wordpress.com/2014/03/07/manlio-sgalambro-9-dicembre-1924-6-marzo-2014/":
Manlio Sgalambro (9 Dicembre 1924 - 6 Marzo 2014)
di Marco Vignolo Gargini
Da qualche tempo ho rinunciato alla filosofia, dice il narratore, e, guarda caso, mi ritrovo più filosofo di prima. È forse, come si diceva un tempo, che proprio a costui, a chi sa rinunciare, cadono in grembo tutte le conoscenze di questo mondo e ciò a cui ha rinunciato gli viene restituito al doppio?
(Manlio Sgalambro, "L’impiegato di filosofia", La Pietra Infinita, 2010.)
Non so se, attraversata la natural burella della vita, Manlio Sgalambro sia riuscito a riveder le stelle, ma da lassù, ovunque egli sia, il suo sguardo non cessa di percuoterci, dolce e severo. Filosofo senza cattedre, distaccato dalla corruttela del secolo che impiastriccia mani e menti, il pensatore di Lentini ha lasciato a noi una produzione quanto mai varia e ricca di esperienze, letterarie, musicali, visive, performative, proprio come accadeva ai nostri antichi colleghi, cittadini di uno stato che non aveva patrie e inni. Manlio Sgalambro non ha mai indossato la barba e il pallio, per questo poteva dirsi filosofo. Forse perché siciliano poteva ancora riannodare quei ritmi che la lingua greca consegnò alla prima poesia filosofica, fatta di esametri, di musica, di mito.
Il coccodrillo del tempo-Kronos ci parla in queste ore attraverso i giornali, la tv, il web delle collaborazioni di Manlio Sgalambro con Franco Battiato, poco del suo percorso letterario singolare, unico, del suo nur Narr! nur Dichter! prestato alle platee dopo averlo esercitato per anni. Peccato. Adesso abbiamo l’occasione di ammettere, insieme a quanto il filosofo di Lentini scrisse nel 1996, che “Volere il bene dell’altro, è volere che non muoia, ecco tutto”[1], e quindi non vorremmo far morire questo pensiero, o questo depensamento (ognuno si organizzi a modo suo), non vorremmo che il nome di Sgalambro si appiattisse in una citazione-canzone o nel Me gustas tu che vedemmo anni fa alla tv. Bisogna voler bene soprattutto a chi ha pensato anche al posto di altri, non solo per gli altri; bisogna volere che Manlio Sgalambro non muoia.
[1] Carlo Maria Martini, Umberto Eco e altri, "In cosa crede chi non crede?", liberal, 1996, pag. 97.
Ricordatevi che di qualsiasi scritto, dove nasce da una idea un conflitto,
bisogna coglierne della logica l'essenza, per un sano spunto di partenza.
Se non si è schiavi di una religione, una idea anche se forte,
può far utilizzo della ragione, come del pennello ne fa l'arte.
(LexMat)
Quanto rimane, è un destino dove solo la conclusione è fatale.
Ed a dispetto della morte, tutto è libertà, un mondo di cui l'uomo è il solo padrone.
(Albert Camus)
Presentazione
La Logica di Russel, il Coraggio di Camus e la Fede di Chesterton.
Mi unisco anch'io nel ricordo... Sgalambro era molto affine a Cioran.
RispondiEliminaTempo fa ho intervistato una band che aveva collaborato con lui.
grazie ancora per la segnalazione.